L'importanza della chirurgia orale nel lavoro del dentista

Posted by Daniele Puzzilli 09/05/2016 0 Comment(s) Chirurgia estrattiva,

La chirurgia orale è una delle numerose branche in cui l’odontoiatria moderna si è divisa in questi ultimi anni. Occorre però distinguere la chirurgia maxillo-facciale, che si occupa prevalentemente dei grossi interventi sia demolitivi per asportazioni, ad esempio, di masse tumorali del massiccio facciale, che ricostruttivi, dalla chirurgia orale eseguita prevalentemente nello studio del dentista, in anestesia locale.

Dott. Grande ci può spiegare cosa fa praticamente un chirurgo orale in uno studio dentistico?

“Come lei saprà l’odontoiatria in questo ultimo decennio ha fatto dei progressi giganteschi quindi anche l’odontoiatria ha dovuto adeguarsi a questa rivoluzione specializzandosi. Il “vecchio” dentista trovandosi di fronte a eventi e situazioni che non erano la “routine”, non faceva altro che spedire il paziente in ospedale. Il povero paziente, magari con un frammento di radice o con un dente del giudizio incluso doveva ricoverarsi per 3 o 4 giorni per la loro estrazione.
Oggi invece l’odontoiatria fa una prima visita, avvalendosi dell’ausilio di radiografie particolari, riuscendo già a capire se quel dente richiederà o meno l’ausilio di un chirurgo orale che, per manualità e avvalendosi di strumenti e ferri idonei, estrarrà quel dente o quella radice, trascurata da chissà quanto tempo, senza ricorrere al ricovero del paziente, senza alcun dolore né durante né postumo, con una adeguata terapia farmacologica”.

Quindi dott. Grande da quello che ci è dato di capire il chirurgo orale estrae i denti in modo più specialistico che non il dentista “tuttofare”?

“La mia risposta precedente voleva essere soltanto un esempio più facilmente comprensibile di quello che un chirurgo orale può fare in uno studio dentistico.
Voglio ora elencare altri interventi che si possono eseguire in uno studio ove diversi specialisti lavorano fianco a fianco completandosi a vicenda. In un caso, ad esempio, di ortodonzia complessa ove vi sia l’inclusione di un canino, cioè la non fuoriuscita di questo dente ma la sua ritenzione all’interno dell’osso palatino o mandibolare, evento non raro a verificarsi, è il chirurgo orale che apre la breccia prima gengivale e poi ossea, e che permette all’ortodontista seduta stante, di agganciare il canino e quindi, mediante una corretta trazione, permette a questo dente di fuoriuscire e collocarsi nella giusta posizione dell’arcata dentaria.
Questo è un tipico esempio di come sia utile lavorare in sinergia, cosa impossibile da fare in uno studio uni disciplinare. Inoltre, come già detto precedentemente, oltre alle estrazioni dei denti del giudizio mal posizionati senza ricovero, che possono creare, se non eliminati, delle sgradite recidive post-terapia ortodontica, il chirurgo orale è chiamato in aiuto dal protesista (lo specialista che si occupa del reintegro dei denti mancanti) per livellare una cresta ossea che si presenta frastagliata e con disarmonie dovute, ad esempio, a estrazioni dentarie effettuate in tempi diversi, e permettere quindi una protesizzazione più congrua e armoniosa, oppure lo spostamento e l’eliminazione di un frenulo che renderebbe instabile una protesi mobile o lascerebbe gli incisivi di un ragazzo divisi tra loro da uno spazio anomalo”.

Gli esempi che ci ha dato sono soltanto una parte delle prestazioni che un chirurgo orale può eseguire in uno studio odontoiatrico?

“Sicuramente sì. La rimozione di una neoformazione del cavo orale necessita di un ricovero con l’assistenza dell’anestesia totale; ci sono altri interventi che il chirurgo orale può eseguire nello studio odontoiatrico in sinergia con gli altri specialisti odontoiatri.
Ad esempio, quando l’endodontista non riesce a eliminare un granuloma apicale, che si è trasformato in cisti, pur intervenendo tecnicamente in maniera corretta con la terapia canalare, l’aiuto del chirurgo odontoiatra è quello di fare una apicectomia radicolare, cioè tagliare l’apice della radice, con la enucleazione del processo cistico, e quindi completare il lavoro dell’endodontista per il salvataggio, a ogni costo, del dente.
Tra le neoformazioni del cavo orale c’è inoltre, una patologia il cui nome è Epulide che colpisce alcune donne gravide e che consiste in una escrescenza a forma di fragola dal colore vermiglio vivo, che si localizza sulla papilla gengivale, cioè su quel triangolino di gengiva tra un dente e un altro, e che normalmente regredisce sino a scomparire spontaneamente, ma talvolta può perdurare anche dopo il parto e ampliarsi e approfondirsi nell’osso danneggiando i denti fino a rendere necessaria la loro estrazione: è quindi necessario fare controlli attenti e intervenire per la eliminazione precoce, per non correre i seri rischi sopra descritti. E non finisce certamente qui perché sono molti altri gli interventi che si presentano necessari per completare e/o facilitare una ottimale riuscita di una terapia odontoiatrica complessa.